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La Val di Stava nelle attività passate
Prolungata l'apertura al pubblico dell'esposizione storico fotografica curata dagli insegnanti e dagli allievi delle scuole medie di Tesero.

A Stava di Tesero nella sala esposizioni adiacente il Centro di Documentazione

Apertura al pubblico giovedì, domenica e festivi dalle 15 alle 18


E’ stata prolungata l’apertura al pubblico della mostra “La Val di Stava nelle attività passate” curata dagli insegnanti e dagli allievi delle Scuole Medie di Tesero.

L’idea della mostra era nata nell’autunno del 1985 quando, all’apertura dell’anno scolastico della Scuola Media di Tesero, mancavano all’appello non pochi alunni: Giuliana Delladio, Alessandro Paluselli, Claudio Pojer, Leonardo Vinante e Massimiliano Zeni; erano già iscritti e avrebbero frequentato la prima classe Riccardo Deflorian e Patrizia Vinante; avevano appena terminato la terza Media Mara Collina e Carlo Pojer, senza contare, tra le Vittime della catastrofe del 19 luglio, tanti ex alunni passati sui banchi della Scuola negli anni precedenti. Non si poteva passare sotto silenzio un fatto così grave per il paese: non erano soltanto morte 268 persone, ma la massa di fango precipitata dai bacini della miniera di Prestavel aveva stravolto un’intera valle, cancellando case, alberghi, opifici e tutto quanto ricordava secoli di vita e di lavoro.

Prese così corpo il progetto di una ricerca che, coinvolgendo tutta la Scuola, portasse i ragazzi a ricostruire la storia della Valle di Stava attraverso le attività che in essa si svolgevano, partendo dal recente passato e risalendo indietro nel tempo in modo da cogliere, per quanto possibile, il senso della continuità della storia e in modo da recuperare alla memoria quanto era stato tolto agli occhi. L’iniziativa prese le mosse con interviste, ricerche d’archivio, raccolta di materiale documentario e iconografico, plastici, mappe, modelli. Fu un lavoro notevole, anche sotto il profilo didattico ed educativo, che consentì di sottolineare continuamente l’esigenza della corretta gestione del territorio sentita in passato in una valle che pulsava di vita, quando l’uomo dipendeva dalla natura, e poi trascurata per la logica spietata del profitto.

La mostra fu allestita una prima volta a Tesero nella primavera e nell’estate del 1986, fu a Pavia e a Longarone e venne riproposta nuovamente a Tesero, rivisitata, corretta e sviluppata, nel decimo anniversario della catastrofe. Si articola in diverse sezioni, contraddistinte dal diverso colore dei cartelloni che fanno da supporto al materiale esposto:
- i masi di Tesero, la cui storia si perde nel tempo;
- i mulini, il rio Stava è stato per secoli fonte di energia in una società contadina;
- le fucine e le mascalcìe;
- le segherie;
- la “chenara”, così era chiamato localmente l’essicatoio dei semi di conifere;
- le falegnamerie e la tornerìa;
- la centrale idroelettrica;
- la cartiera;
- infine gli alberghi, che segnano il trapasso da un’economia agricolo-silvo-pastorale a quella basata in prevalenza sul turismo.
I modelli del mulino ad acqua, della segheria veneziana, della fucina, e della “chenara” realizzati con amore e con infinita pazienza da Emilio Zeni di Tesero, sono stati messi a disposizione dai famigliari.

Scorrendo l’elenco di opifici, masi, molini, segherie, osservando quei documenti e quelle fotografie sembra quasi che il rio Stava ci racconti una lunga, lunghissima storia di fatiche e di molti uomini che l’hanno cercato come alleato, per superare le difficoltà di una vita grama, ed attraverso il loro instancabile lavoro in armonia con l’ambiente hanno contribuito allo sviluppo del paese ed al raggiungimento dell’attuale benessere.

Poi in tempi più recenti, sembra sempre raccontarci il rivo, è giunto il grande capitale, è stata aperta una miniera e sono nati i bacini, cresciuti a dismisura e poi crollati, come doveva accadere: non per fatalità, ma perché l’uomo ha dimenticato la prudenza e non ha saputo e voluto valutare i rischi che l’alterazione dell’assetto del territorio può comportare per l’ambiente e per quanti vi abitano. In vent’anni si è costruito un mostro che è stato capace di distruggere in pochi minuti quello che si era costruito in duemila anni. Non si può trascurare questa lezione, se vogliamo guardare al futuro con speranza: il 19 luglio 1985 insegna che si deve mettere l’uomo prima del profitto, che la natura va compresa e rispettata, se vogliamo il vero bene dell’uomo che ne fa parte.

Link di riferimento: Allegati: Admin
Locandina - [application/pdf]